È al limitare occidentale della provincia di Treviso, sul versante meridionale del Massiccio del Grappa, a 250 m s.l.m. Vi si respira l’aria degli Ezzelini, famiglia egemone, protagonista, che lì regnò tra l’XI e il XIII secolo. Borso è il capoluogo, comprende altre due frazioni, Semonzo e sant’Eulalia, oltre ad altre località che aiutano a rabberciare un po’ di abitanti. Tra queste, Cassanego – un centinaio di anime, ma ricco di storia. Testimonianza rara è un sarcofago paleoveneto, conservato ora nel museo urbano di Asolo. Abitato dai paleoveneti, a Borso son venute alla luce due tombe adiacenti,  una paleoveneta e una longobarda, mentre a Sant’Eulalia, quella di un legionario romano. Nell’elenco dei luoghi appartenuti alla casata, queste località compaiono, coinvolte negli eventi bellicosi che si conclusero nel 1260, anno della loro sconfitta.

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Tra i monumenti d’interesse va annoverata la chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna del Carmelo e a san Zenone. Sorta in età longobarda sulle ceneri dell’antico oratorio di Sant’Andrea, subì gravi danni dal terremoto nel 1695, e fu più volte ricostruita. Al suo interno accoglie due preziosi dipinti della seconda metà del Cinquecento di Jacopo da Ponte: una pala raffigurante il trittico  della Madonna tra i santi Zenone e Giovanni Battista e l’altra sulla Fuga in Egitto. Del ‘700 le opere di Francesco Trivellini e due tele molto grandi di Giovan Battista Volpato: l’Ultima cena e l’Adorazione dei pastori. Una bella statua di Antonio Bonazza inorgoglisce il presbiterio.

L’opera maggiore l’ha fatta però la natura: il monumentale faggio che misura oltre tre metri di circonferenza per un’altezza di quasi 30 metri, tutelato e schedato, di eccezionale valore nella lista degli alberi monumentali d’Italia.

Il terreno fertile è particolarmente vocato alla coltura del pisello, il “biso di Borso” dal marchio protetto. È privo di pesticidi e di concimi chimici, i grani sono piccoli e dolci, si usa servirli in pietanza anche crudi senza condimento. Buonissimi!  È con questi che si ottiene l’eccellenza del piatto “risi e bisi”, famoso già al tempo della Serenissima, ammannito al Doge e ai maggiorenti nel giorno della festa di San Marco. Legata a questo ortaggio è l’espressione “Adio bisi” con il significato che non c’è più niente da fare. Il detto fu coniato un tempo quando verso la conclusione del periodo di vegetazione, venne a mancar l’acqua, e il raccolto andò perduto. Il motto è tuttora usato anche in circostanze di altra natura, per mettere in evidenza la gravità dell’evento verificatosi.

Vien suggerito di gustare quei piselli in compagnia dei formaggi, in particolare del Bastardo del Grappa o del Morlacco, formaggi tipici del territorio, molto apprezzati per essere frutto del latte generato dalle mucche alimentate con quel fieno profumato. Il Bastardo vien così chiamato per essere prodotto  con un misto di latte vaccino, ovino e caprino. Il Morlacco invece, dal colore che dà sul rosa tenue, viene prodotto secondo la tradizione soltanto in malga, e prende il nome dalla Morlacchia, paese dei Balcani da cui provenivano i primi pastori che si insediarono sul Grappa. Due formaggi buonissimi, che ho potuto assaggiare, e che mi permetto di suggerirne due scorpacciate, sia nella versione tenero che stagionato.

Di tutti quei fiori che danno il colore all’ambiente fanno ampio bottino le api, con il risultato di produrre mieli di caratura, da varie altitudini, che vanno dall’acacia, al millefiori, al castagno.

A opera dei locali artigiani “Mastri Piperi” nascono le belle pipe ottenute dal legno di carpino artisticamente intagliato, che quando l’uso della pipa era più frequente, erano prodotto da esportazione. Di pregio sono poi le ceramiche, in particolare le maioliche da rivestimento delle stufe. Una loro collezione è stata ospite del museo Peggy Guggenheim di Venezia.

Possiedo un bel quadro che raffigura Borso del Grappa. È di Renato Nesi, compagno di Accademia di mia sorella Anna Maria, uno dei vecchi dipinti del Nesi che ha poi cambiato modo di dipingere.

Per chi ama il volo libero, è possibile la pratica di  parapendio e di deltaplano. Queste discipline trovano qui uno dei maggiori centri a livello europeo, talvolta è possibile vedere anche l’aliante. Nato nel ’79, il Club Volo Libero Montegrappa trova origine dalla presenza delle forti correnti che scendono da nord ai lati della montagna, per incanalarsi nelle valli del Piave e del Brenta. Si fronteggiano con le erte pareti del Massiccio, e formano spinte ascensionali che aiutano i velivoli ad alzarsi facilmente. Le correnti praticamente costanti durante tutto l’anno, hanno determinato la nascita dell’importante scuola di volo, che privilegia la sicurezza. Impone infatti casco e paracadute di emergenza, consentendo lunghe permanenze in cielo e la percorrenza di notevoli distanze.

Hanno qui luogo i Campionati Italiani di parapendio, e gare di planate multiple, che si concludono a Semonzo in ottobre, con la Halloween Cup, seguiti in diretta con il sistema “Safly Live Traking”, il monitoraggio in tempo reale in sicurezza.

Non bastasse, le splendide falesie della Valle Santa Felicita richiamano gli appassionati con una palestra di roccia, attrezzata per mettere in pratica l’arrampicata sportiva.                 Paolo Pilla