Sono affezionato a questa terra, una parte della mia vita l’ho dedicata all’agricoltura, e a Lovadina avevo casa, terreni, vigne, cavalli, e un consistente apiario, un bel pò da lavorare. All’acquisto era una casa semplice, la vecchia casa del pastore, ma la mano del cugino architetto, allievo di Scarpa, con pochi tocchi l‘aveva resa molto gradevole; il luogo era bellissimo. Quell’ambiente ce l’ho ancora nel cuore.

È un paese piccolo Lovadina, ma ha un grande passato. La sua posizione è su quell’antico tracciato stradale, l’“Ongaresca”, che già in alto Medioevo qui superava il Piave. In tempi un po’ meno remoti venne creato un porticciolo con una configurazione particolare, cementificato fino a quattro dita dal pelo d’acqua, usato come “porto delle zattere”. È tuttora presente, seppur obsoleto. Il punto era anche posto di controllo di quanto avveniva in quel tratto di fiume. Dai documenti antichi si evince che il luogo era fortificato, era indicato come Castello di Piave o Passo della Torre.

Assieme a Visnadello Lovadina fa oggi parte del Comune di Spresiano, località che andiamo a conoscere. Era  Lovadina un tempo il posto più importante di quel territorio, e per un periodo non lungo fu essa stessa Comune.

I toponimi: -Lovadina non può che scaturire dal termine veneto “lovo”, che sta a indicare lupo; è infatti  presumibile che la zona fosse ben frequentata dai lupi. -Per Visnadello, un tempo “Campo Rusio”, il nome si rifà a “visnà” da vicinatus, luogo vicino per il raduno dei capifamiglia. -Del capoluogo Spresiano, la ricerca va fatta al tempo dei Romani quando un legionario, il soldato “Precilio” a riposo dalle battaglie, ricevette in affido un podere, l’ager supercilianus.

Nel 47 d.C. i Romani costruirono il tratto padano della via Claudia Augusta, che da Ostiglia arrivava a Trento;  qui convergeva con il ramo Altinate, e raggiungeva il Danubio. In prossimità del sito,  

è stato rinvenuto un cippo miliare (termen).  Numerosi sono i reperti di varia natura provenienti dal fiume, un po’ anche da tutto il territorio, in particolare  dall’area dell’originale insediamento abitativo del sito spresianese, il borgo Calessani (da Calles – strada), più prossimo all’arteria.

 L’importanza della Lovadina di quel tempo va ascritta al fatto di essere stata l’originario agglomerato più ricco di storia. Infatti, nel 959 il re d’Italia Berengario destinò il sito a Rambaldo di Collalto, che aveva sposato la figlia Gisla. Il dono comprendeva la Curia di Lovadina con tutte le pertinenze, fino al vicino bosco del Montello. Era strategica l’area per Berengario: serviva a proteggere la Marca dalle mire degli Ungari che già l’avevano deturpata; era fondamentale possedere il guado sul fiume. Considerata la posizione geografica, nel Medioevo transitavano di là anche gli invasori. Memorabile il passaggio di Alboino condottiero longobardo che nel 569, dopo aver varcato le Alpi orientali e conquistato Forum Juli e Aquileia, si stava dirigendo a occupare Treviso. Ci narra Paolo Diacono: giunto al passo di Lovadina incontrò il vescovo Felice che lo pregò di risparmiare la città di Treviso e rispettare le opere religiose, fu ascoltato. Per volontà dei Trevigiani fu ricostruito a Lovadina il monastero benedettino, un tempo presente in località Talpone tormentata dalle piene del Piave. Al monastero da cui dipendevano ben 15 chiese, fu anche associato un ospizio. In esso veniva data assistenza ai pellegrini, che lungo la via  Ongaresca erano diretti ai luoghi santi. In seguito la gestione del monastero fu rilevata dai cistercensi dell’abbazia di Follina. Quel guado era strategico per i commerci e per il passaggio dei pellegrini, che un tempo erano frequenti: famoso era il Cammino per Santiago di Compostela.

Catedral de Santiago de Compostela

Al sopraggiungere del nuovo millennio non mancarono le difficoltà: la zona fu devastata dai Padovani e si trovò implicata nelle lotte di Treviso contro gli Ezzelini e i Carraresi, per non parlare delle scorrerie degli Ungari.

L’attraversamento nel ‘400  del canale Piavesella significò per la zona notevoli vantaggi: si poté esercitare l’attività molitoria, cartiere, e lanifici, a beneficio anche dei dintorni.  Tutto il territorio riceveva sussistenza per lo più dall’agricoltura, spesso disturbata dalle piene alluvionali che distruggevano i magri raccolti. Trovò grande beneficio dalle arginature e dai canali d’irrigazione, la Piavesella e il canale della Vittoria. Florido era l’artigianato a Spresiano, ancor oggi vivo, legato all’accurata lavorazione del legno e del vimine. Beneficio notevole ricevette dalle fornaci, che trasformavano in calce i sassi alluvionali raccolti in gran numero sul greto del Piave. Lucrosa attività c’era anche per gli zattieri, che dal porto fluviale di Lovadina trasportavano a Venezia il  legname ricavato dai boschi del Montello.

Nel corso del Seicento numerosi patrizi veneziani edificarono nei dintorni le loro ville, ma poi la millenaria buona sorte dovuta alla Serenissima ebbe termine. Il Risorgimento significò l’andamento delle cose come nel resto del Veneto. L’intera regione passò alternativamente di mano tra Austria, e Francia. Napoleone fece costruire una strada militare che da Venezia portava dritto all’Austria, la Pontebbana, così chiamata perché proprio a Pontebba era allora il confine con l’austroungarico impero. Sul Piave fu eretto il ponte della Priula, questo diminuì l’importanza del passo di Lovadina.

  Tra i monumenti, d’interesse storico c’è a Spresiano Villa Giustinian-Recanati, non lontana dal

centro. Eretta tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento fu dei Dolfin, è divenuta proprietà della famiglia Giustiniani sul finire del ‘700. Ora è del Sovrano Militare Ordine di Malta.

Con la semplicità delle sue linee classiche, la cappella, il monticello con grotta per la ghiacciaia, e il laghetto, ben s’inserisce nel parco che la circonda, ed è esemplare affermazione architettonica di Villa Veneta. Gli interni sono anch’essi classici: salone al piano terra con porte molto grandi che il Palladio chiamava “portego”, per permettere l’ingresso in carrozza; quattro porte conducevano alle stanze di servizio. Sopra al salone era il piano nobile dove si svolgevano le feste, delle medesime dimensioni, con sei stanze ai lati e due balconi in pietra; sopra, il piano della servitù. L’edificio è suggestivo nonostante il passare del tempo, rimane un angolo speciale di Spresiano.

Il giardino un tempo parco neoclassico è oggi di concezione moderna ma con alberi secolari, le sue piantagioni di Glera sono icona del Prosecco.

  A Visnadello c’è Villa Gritti già Marcello, architettura veneziana del ‘500. Una bella villa a tre piani sovrastati da timpano, chiusa un tempo dalle barchesse e da un tempietto. Giovanni e Alessandro Gritti, con autorizzazione del Doge fecero edificare alcuni loggiati a uso di mercato che ebbe molta popolarità, ed è rinomato ancora oggi. 

 u Lovadina a subire le maggiori devastazioni dalla Grande Guerra, per la prossimità al fronte del Piave: Il centro abitato fu raso al suolo, le granate distrussero il soffitto della chiesa, e con esso gli ottocenteschi dipinti di Noè Bordignon. l’Abbazia di Lovadina fu soppressa, trasformata in caserma per i soldati. Poco dopo il priore pose i sigilli alla porta del convento. In tutta la zona gli abitanti seppero però dedicarsi, velocemente e  con efficacia, alle occupazioni per cui già erano diventati d’avanguardia in Italia.        

Unificata con Visnadello Lovadina fu eletta Comune, dismesso all’arrivo dell’Austria, che l’accorpò come frazione a Spresiano.

Rimane tuttavia l’ambiente più integro, di antica fisionomia, rispetto al resto del territorio comunale: Il settecentesco oratorio “Sacello di San Bartolomeo” e i Capitelli, evidenziano una riposante architettura spontanea di campagna, fatta con materiale povero ma bello: il sasso, i muretti rustici. Di pregio l’organo Mascioni a 39 canne nella parrocchiale. Di rilievo è Palazzo Bove,

Palazzo Bove – Maura

cinquecentesca villa eretta dalla famiglia trevisana Bove, che passò ai Vecellio, poi ai Gasparotto. Rimaneggiata in parte nell’800, fu infine acquisita dalla famiglia Maura. Il timpano ospita il simbolo di Venezia con raffigurato il leone, e l’immagine del bue a rappresentare la famiglia Bove.  

Tra le ampie adiacenze di palazzo Maura, in una grande casa con stupendo giardino che l’artista definisce “spettinato”, vi dimora l’arte: la pittrice Olimpia Biasi: amante della natura, personaggio tra i grandi della Treviso artistica.

 Possiedo di lei piccole cose ma molto belle.                   Paolo Pilla