Giavera si trova sulle pendici meridionali del Montello, rilievo montuoso di modeste dimensioni ma ricco di storia, determinatosi dal processo di orogenesi delle Alpi. Il Montello è infatti parte di questo complesso montano che continua a crescere per via dell’avvicinamento  del continente Europeo all’Asiatico.

1paesaggio del Montello

Uno scheletro umano antico di 40.000 anni, e altri antichi ritrovamenti litici, ci raccontano che la zona  in cui insiste la caverna del Bo’ de Pavei dove l’essere umano fu inumato, risale ai tempi dell’Uomo di Neanderthal. Buona parte del territorio era allora composto da foreste, gli abitanti vivevano di caccia e dei frutti che la terra donava. Il sopraggiungere di altre popolazioni provenienti dall’oriente, per lo più dall’Africa nordorientale, introdusse altro prevalere di vita, fu vissuto il periodo dell’uomo sapiens-sapiens. Duemila anni prima di Cristo la popolazione poté dedicarsi al commercio, in particolare con la Grecia e con gli Etruschi (lungo la via dell’ambra).

la via dell’ambra

Piccoli i villaggi e poche le strade, non mancavano i pericoli, lentamente crescevano abitanti e sicurezza. A seguito dell’invasione dei Celti, cominciò a svilupparsi anche il commercio via mare.

Con l’avvento dei Romani venne praticata la centuriazione come già avvenuto ad Aquileia, che diede impulso all’agricoltura, e nel 148 a.C. fu costruita la consolare Postumia. Fu nuova vita per l’abitato attraversato da un torrente che nasce nella valle del Forame, le cui acque nient’affatto tumultuose scivolavano in un ambiente silenzioso e appartato. La tranquillità del territorio generò per quel corso d’acqua l’idronimo “Glavera”, dal latino “Glaber”, che faceva appunto riferimento all’ambiente ordinato, e ad acque lisce. L’appellativo dato a suo tempo al fiume, passò tal quale all’abitato Giavera. A completare il nome del paese venne in seguito aggiunto “del Montello” a precisare la zona, situata sulla destra Piave ai piedi di quell’eroico colle.

Passando a periodi storici  più recenti, dopo l’anno mille anche Giavera fu sotto il buon governo del conte di Collalto che ne era il feudatario, a cui seguì l’altrettanto buon governo  della Serenissima Repubblica di Venezia. Era essa bisognosa del legname di quel bosco, le pregiate querce erano talmente indispensabili all’arsenale, da istituire il “provedadore sora il bosco del Montello”, il magistrato deputato a reprimere con estrema severità i danneggiamenti.

Nel primo conflitto mondiale del ‘900, Giavera si trovò a essere in prima linea sul fronte del Piave. Lo sforzo austriaco era diretto con accanimento contro il Montello in cui era schierata l’VIII armata; fu a Santi Angeli che la popolazione visse dolorosamente la battaglia del Solstizio. Era quella zona segnata da una profonda dolina, vi si vissero feroci battaglie tra la Brigata Udine e l’esercito austroungarico. Il gran numero di resti umani venuti alla luce a conflitto ultimato, coniò per il luogo l’appellativo di Valle dei Morti. C’è qui accanto il cimitero inglese, di piccole dimensioni, conserva le spoglie di oltre 400 soldati britannici caduti nella battaglia del Solstizio. È interessante una visita: Si viene  accolti dalla Pietra della Rimembranza posta tra due grandi magnolie, che recita in lingua inglese e italiana “Il loro nome vive per sempre”. Ci si trova poi in un insieme ordinato di lapidi in pietra bianca, tutte uguali,  che riportano le generalità e l’età del soldato. Anche la stradina di accesso, tra gli ulivi, impone l’introspezione. Il tutto è un’armonia di tale discrezione che potremmo definire raffinata. Come tutti i cimiteri di guerra inglesi nel mondo, è curato dalla Commissione per le tombe di guerra del Commonwealth, luogo simile è a Tezze di Vazzola. Annualmente, una cerimonia di commemorazione dei defunti britannici in guerra parte da Giavera, si porta al monumento di Maserada, per poi raggiungere Tezze. Le lapidi degli ignoti portano inciso “Know to God” (conosciuto a Dio). Vengono depositate corone di papaveri, come vuole la tradizione inglese.

il cippo degli Arditi
 sacrario

Ma passiamo a cose meno tristi.

Tutto il territorio apparteneva un tempo al Comune di Arcade. Una ribellione delle donne che invocavano autonomia per l’eccessiva distanza dai servizi, provocò nel 1960 la scissione: Giavera divenne Comune autonomo, sorretto dalle frazioni di Cusignana e Santi Angeli.

I monumenti legati alla grande guerra sono più d’uno a Giavera, ma c’è ben atro, ci sono cose interessanti e belle. Sono cinque le ville venete nel territorio di Giavera, andiamo a conoscerne un paio:

-Villa Letizia Wassermann – costruita nel ‘700 sui resti di una struttura monastica del ‘200, divenne poi Casa Domenicale di tale di Bartolomeo Meneghetti, notaio, che acquistò anche la chiesa dedicata alla Madonna della Salute, edificata dai Certosini.  L’ebbero in proprietà altri, e a fine ‘800 fu acquistata dalla famiglia Wassermann. È un fabbricato semplice ma elegante, con un bel parco, la chiesetta conserva una scultura di pregio della Madonna, e due crocifissi del ‘700.

– Villa Manin Morassi detta La Provvederia, colpisce l’ampia cancellata  che la annuncia. Il fabbricato come sopra ricordato, ospitava in origine il provveditore che doveva vigilare sulla salute del bosco del Montello. Era di struttura severa, finestre ad arco, con al centro la trifora, sui fronti gli stemmi dei provveditori dal 1523 al 1797. Un complesso di piccoli edifici fanno da corollario alla villa posta al centro, con accanto la foresteria e un oratorio. Durante la guerra vi soggiornarono anche gli ufficiali austriaci. Nel 1930 fu deteriorata da un tornado, poi restaurata in modo che si rivolge maggiormente al tempo presente. Alla chiesetta venne tolta la dedica a San Francesco, e girato il culto verso San Girolamo Emiliani. Era la cappella dei soldati di stanza nella caserma adiacente, aveva un bell’altare con la pala del Palma; è ancora presente il leone marciano. Oggi chiesetta, prigioni e fabbricati adiacenti sono in cattivo stato di conservazione. C’è però accanto un edificio che presumibilmente conserva molte cose dell’antica Provveditoria.

Tra i beni ecclesiastici degna di nota è la Chiesa di Santa Maria Assunta nella frazione di Cusignana.

Cusignana chiesa S.Maria Assunta

Se ne ha notizia dal 1152, ufficializzata all’Assunta solo nel 1609. Restaurata nel ‘700, assume l’aspetto ad unica navata rettangolare, con abside poligonale. Nel 1918 una bomba distrusse il tetto, e con esso le opere di Gian Battista Canal, che aveva affrescato l’altar maggiore, e nel presbiterio l’Adorazione dei Magi e la Deposizione di Gesù. Il restauro l’anno successivo, venne modificato il soffitto, fatto a forma di carena di nave rovesciata. D’interesse è anche la canonica, composta da un corpo dell’Ottocento il maggiore, e l’altro da Casa Cattai, seicentesca.

Poiché è risaputo che tutti i salmi finiscono in gloria, è bene si sappia che qui a Giavera ben si pasteggia con eccellenze: i formaggi di nonno Nanni, e funghi del Montello di tutte le varietà.              Paolo Pilla