Il Circolo “Amicizia Sarda”, associazione presente a Treviso già dal 1974, nata con l’intento di promuovere la cultura sarda, intende dare un contributo ai corregionali che qui vivono, come legame alla loro terra. Chapeau! È questa una cosa molto sentita dai Sardi, tanto da esserne confederati  F.A.S.I. (Federazione Associazioni Sarde in Italia). L’unione, che si esprime dove è presente una loro comunità, non è solo quella italiana (numerosa), ma in tutta Europa, nelle Americhe, e in Australia. Contrariamente all’opinione che si potrebbe avere, la reale particolarità dei Sardi, è l’essere rivolti al prossimo, oltre che desiderosi di integrarsi positivamente nell’ambiente che li ospita.

Come emerso da diverse campagne di scavo, la Sardegna è popolata da tempo antichissimo,

c’è traccia già dal XIII secolo a.C., i reperti sono considerati tra i più antichi del bacino mediterraneo, coevi a quelli dell’antica Grecia.

Nella positiva esperienza da me fatta visitando la Sardegna, ho riscontrato i Sardi orgogliosi della loro isola e della loro civiltà, ma aperti all’altro. D’altro canto l’esperienza da me fatta coincide con questa loro particolarità. C’è una caratteristica che mi ha fatto particolare effetto: quando incroci qualcuno per strada, il loro sguardo è dedicato ai tuoi occhi, accompagnato spesso dal sorriso. Soprattutto se donna, è rilevante capire che non c’è timore di essere scambiata per quello che non è. Di questi tempi  è invece in uso che, anche se l’incontro casuale avviene in una strada angusta, lo sguardo è rivolto a terra.  

Va poi fatto cenno sulla Lingua Madre Sarda, per i Veneti incomprensibile. Pur essendo la loro lingua parlata (ilsardu), sia il logudorese che il campidanese derivate direttamente dal latino, si distingue marcatamente dalle altre lingue madri italiane: disegna la continuità storica di quel territorio isolato.

Per concludere, è il caso di parlare di cibo. In Sardegna ho mangiato molto bene, e anche a casa da molto tempo il mio consumo di latticini è sardo: i deliziosi yogurt arrivano freschi da Arborea.  Ma quanto racconto ora è anche meglio: io amo mangiar la  “fiorentina”, e ogni volta che attraverso la Toscana mi fermo per pranzo a mangiarla, perché la sanno far bene.

Epperò, la miglior “fiorentina”  gustata finora, l’ho assaporata a Orgosolo; non l’avrei mai pensato.

 Grazia Deledda, Premio Nobel per la letteratura 1926, era il cardine dell’incontro,

organizzato in coincidenza con la festa della donna. L’accostamento con la Deledda, con la potenza della scrittrice che ha vissuto nella sua appartata isola natale, ha rinnovato il mio pensiero sull’esperienza avuta in quella terra, l’apprezzamento per il calore primitivo, mitico, che sanno esprimere quelle genti.

Dopo il benvenuto dato dalla presidenza nella persona dell’infaticabileDaniele Carau,

l’esordio della celebrazione è stato con la recita di alcune poesie della Deledda, da parte diCarlaPovellatopresidente del Circolo “Amissi della Poesia” di Treviso, con la sua proverbiale efficacia.. C’è stata poi la recita di una poesia in lingua sarda, sostenuta dal poetaSalvatore Manchia, che ci ha fatto godere dapprima la musicalità, poi la replica della poesia in italiano. All’ascolto in sardo, incomprensibile dai Veneti come già detto, si gode della melodiosa ritmicità.

La conclusione, di cui mi aspettavo uno spuntino, è stato un pranzo eccellente ricco di pesce presentato alla maniera isolana, accompagnato da eccellenti vini sardi.

  Ho mangiato benissimo, e soprattutto ottima è stata la compagnia, di un’allegria sobria e sincera.

Sono andato per dovere professionale, ma sono tornato a casa felice di aver partecipato, anzi, ho sentito il desiderio e l’ho fatto, ho dato la mia adesione di appartenenza a quell’associazione, una volta capito che anche il non-sardo è tra essi gradito, nell’intento di far conoscere la loro cultura.

Mi auguro, tra le cose caratterizzanti  i Sardi, di poter assistere un dì a spettacoli di musica prodotta con le antiche “launeddas” 

costruite con la canna palustre Arundo Pliniana su cui l’Accademia di Musica Sarda è impegnata per la salvaguardia, e poi alle arcaiche danze sarde.                     Paolo Pilla