FONDAZIONE MAGNANI-ROCCA | La Villa dei Capolavori
Mamiano di Traversetolo – Parma 12 settembre – 13 dicembre 2026
“Dipingo ciò che non può essere fotografato, ciò che proviene dall’immaginazione, dai sogni o da una spinta inconscia. Fotografo le cose che non desidero dipingere, le cose che hanno già un’esistenza.”

© Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE
Con queste parole Man Ray sintetizzava un’intera filosofia dell’arte, nella quale i confini tra le discipline non esistevano e ogni mezzo espressivo era al servizio di un’unica, inesauribile visione creativa.
A cinquant’anni dalla scomparsa di uno degli artisti più geniali e versatili del XX secolo, avvenuta a Parigi il 18 novembre 1976, la mostra “Man Ray: tutto” alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo presso Parma – a pochi passi dalle sale che ospitano opere capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, de Chirico, Morandi, Burri e molti altri – riunisceoltre 250 operetra fotografie, dipinti, oggetti, sculture, grafiche, libri e film: la più completa retrospettiva mai dedicata a Man Ray in Italia. Se infatti le grandi mostre che lo hanno celebrato hanno privilegiato di volta in volta la pittura o la fotografia, “Man Ray: tutto” abbraccia con pari dignità tutte le discipline praticate dall’artista: fotografia, pittura, scultura, design, grafica, editoria, cinema.
Tra le opere esposte figuraLe Violon d’Ingres(1924),

l’iconico ritratto fotografico di schiena dell’amica e musa Kiki de Montparnasse con le effe di violino sulla schiena nuda. Accanto a essa sono esposti capolavori comeLacrime,La preghiera,Anatomia,Noire et Blanchee i celebri ritratti delle muse e modelle Lee Miller e Nusch Éluard.
La mostra segue l’evoluzione del linguaggio di Man Ray, nato a Philadelphia nel 1890, a partire dai primi anni americani, segnati dall’adesione al movimento Dada e dalla scoperta della fotografia, il medium che lo accompagnerà lungo tutta la carriera e al quale deve la parte più cospicua della sua fama. Il momento dadaista si concretizza nella realizzazione delle prime sculture, comeBy Itselfdel 1918, qui presentata nella versione in bronzo del 1966, e la celeberrimaOstruzionedel 1920, composta da 63 grucce di legno appese al soffitto in una struttura che moltiplica un singolo oggetto fino a trasformarlo in installazione.
Il trasferimento a Parigi nel 1921 segna la svolta definitiva. Accolto da Marcel Duchamp, il mentore con il quale interesserà un’amicizia destinata a protrarsi per decenni, generando opere straordinarie presenti in mostra, Man Ray si inserisce nel vivacissimo ambiente dell’avanguardia parigina, divenendone ben presto il fotografo ufficiale, come dimostrano i numerosi ritratti dei protagonisti di questo mondo. Al lavoro su commissione per la moda si affiancano le sperimentazioni autonome: i rayographs e le solarizzazioni, autentiche icone dell’arte dada e surrealista, e la cartellaÉlectricitédel 1931, un portfolio di dieci photogravure realizzato con la collaborazione di Lee Miller, la grande fotografa statunitense prima sua assistente, divenuta poi sua musa e compagna, infine affrancatasi per seguire una carriera del tutto autonoma.
La vena pittorica non viene mai abbandonata. Ne sono prova i dipinti esposti soprattutto a partire dagli anni Trenta nelle grandi mostre del Surrealismo: tra questi, il celeberrimoÀ l’Heure de l’Observatoire, les Amoureux(1932–1934),

© Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE
in cui le labbra cremisi di Lee Miller fluttuano giganti nel cielo sopra l’Osservatorio di Parigi, opera nella quale il tormento della separazione si trasforma in visione cosmica. Alcuni dipinti vengono presentati in mostra a Mamiano.
Accanto alla pittura prosegue la produzione grafica, che risponde alla volontà di diffondere il più possibile la propria opera, prescindendo dai concetti di unicità e di originale che per Man Ray sembrano perdere di significato.
Gli oggetti d’affezione (ready-made trasformati dall’intervento dell’artista) incarnano con forza questa attitudine.Cadeau(Regalo), il ferro da stiro con i chiodi attaccati sotto, nasce il 3 dicembre 1921, giorno di apertura della prima personale parigina di Man Ray alla Librairie Six di Philippe Soupault: l’originale viene rubato lo stesso giorno, ma l’artista lo replicherà più volte a partire dal 1963; oL’oggetto indistruttibiledel 1931, un metronomo con l’occhio di Lee Miller che diventerà poiUn oggetto da distruggereal termine della relazione con la fotografa), nascono sempre con l’idea di poter essere replicati, manipolati, rivisti secondo le occasioni.
L’unione tra pittura e design si trova poi ad esempio inPalettable, un tavolo a forma di tavolozza, ideato nel 1941 e poi edito nel 1971, o nelMonumento al pittore sconosciutodel 1955. Artista tra i più attuali del XX secolo, fu elevato a icona da Andy Warhol, che negli ultimi anni fu in rapporto con lui e ideale prosecutore delle premesse della sua ricerca nella nuova America del dopoguerra.
La mostra offre anche la testimonianza di momenti capitali della storia delle avanguardie:Résurrection des Mannequins(La resurrezione dei manichini)documenta una delle sale più affascinanti dell’Esposizione Internazionale del Surrealismo del 1938 alla Galerie Beaux-Arts di Parigi, dove alcuni artisti tra cui Dalí, Ernst, Miró, Duchamp e lo stesso Man Ray, decorarono manichini femminili in un allestimento che resta tra i più leggendari del Novecento.
Non mancano le rare ma significative prove cinematografiche, film entrati nella storia del cinema d’avanguardia, capitolo autonomo della creatività dell’artista ma inscindibile dalla sua intera visione, che concepiva l’arte come esperienza totale di vita, priva di barriere disciplinari, stilistiche, tematiche.
La mostra si avvale di prestiti provenienti da importanti istituzioni museali, da celebri gallerie e collezioni private italiane ed estere, ed è curata daWalter Guadagnini,Mauro Carrera,Stefano Roffi. Con “Man Ray: tutto” la Villa dei Capolavori – che negli anni ha dedicato grandi mostre a figure che con Man Ray hanno condiviso il palcoscenico delle avanguardie, da Miró a de Chirico, da Cocteau a Warhol, dal Surrealismo a Munari – porta a convergenza quei percorsi nella figura dell’artista che più di ogni altro li ha attraversati tutti.

Fondazione Museo d’Arte Contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo
© Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE
Un ricco catalogo – con la pubblicazione di tutte le opere esposte e di saggi dei curatori e di importanti studiosi fra i quali Paolo Albani, Silvana Annicchiarico, Andrea Bellavita, Eva Brioschi, Alice Ensabella, Marco Meneguzzo, Alessandro Nigro, Alessandra Vaccari – è edito da Dario Cimorelli Editore.
La Fondazione Magnani-Roccaè una delle più importanti istituzioni artistiche d’Europa.
La Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo nei pressi di Parma, ospita la collezione d’arte di Luigi Magnani con opere di Monet, Renoir, Cézanne, Goya, Tiziano, Dürer, de Chirico, Rubens, Van Dyck, Filippo Lippi, Carpaccio, Burri, Tiepolo, Canova e la più significativa raccolta di lavori di Giorgio Morandi.
Immersa nella campagna parmense, la Villa conserva ancora oggi un fascino sontuoso e senza tempo con i suoi arredi di epoca neoclassica e impero, circondata da un grande Parco Romantico con piante esotiche, alberi monumentali e splendidi pavoni bianchi e colorati.
StudioESSECIComunicazione Simone Raddi— simone@studioesseci.net — tel. 049 663499
Pubblicato a cura di Paolo Pilla
