Le prime due Suite per violoncello di Johann Sebastian Bach al centro di una matinée musicale dedicata alla profondità espressiva di uno dei capolavori della musica barocca.

La musica come viaggio tra passato e futuro, capace di suscitare contemporaneamente nostalgia e speranza. È da questa suggestione che ha preso avvio la matinée in musica alTeatro delle Voci, con il maestroGiuseppe Baruttiprotagonista di un appuntamento dedicato alle prime due delle sei Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach.

Un percorso musicale che ha accompagnato il pubblico attraverso due composizioni differenti per tonalità e carattere: la Suite n. 1 in Sol maggiore e la Suite n. 2 in Re minore. Due opere che, pur appartenendo allo stesso ciclo, esprimono atmosfere distinte, passando dalla luminosità della prima alle sfumature più introspettive e malinconiche della seconda.

Le Suite di Bach, un patrimonio della musica barocca

Le sei Suite per violoncello solo vengono generalmente collocate nel periodo compreso tra il 1717 e il 1723, quando Bach ricopriva l’incarico di Kapellmeister alla corte di Köthen, nell’attuale Germania.

La loro origine si lega anche al contesto musicale della corte, dove la viola da gamba era ancora uno strumento diffuso. Secondo l’aneddoto ricordato durante la presentazione, il principe di Köthen, pur dilettandosi con la viola da gamba, non era un virtuoso dello strumento. Bach avrebbe quindi potuto dedicare maggiore attenzione alla scrittura per altri strumenti, tra cui violino e violoncello, per i quali disponeva di esecutori qualificati.

Il risultato è un insieme di composizioni considerate tra le pagine più significative del repertorio per violoncello. Opere che continuano a interrogare musicisti e studiosi, anche per le questioni legate all’interpretazione e alle modalità esecutive.

Ogni Suite è articolata in un preludio, che introduce il carattere musicale dell’opera, seguito da cinque danze di origine europea. Tra queste figurano l’allemanda, la corrente, la sarabanda e le danze che completano la struttura di ciascuna composizione. Forme nate per accompagnare il movimento e il ballo, ma che nell’ascolto contemporaneo possono trasformarsi in un’esplorazione delle emozioni.

Giuseppe Barutti e l’interpretazione delle due Suite

Al centro della matinée, l’interpretazione di Giuseppe Barutti ha proposto un percorso unitario tra le due composizioni. Il programma, infatti, non si è limitato a presentare separatamente la Suite in Sol maggiore e quella in Re minore, ma ha previsto anche un breve collegamento musicale tra le due opere.

Una scelta pensata per accompagnare il passaggio da un’atmosfera all’altra, mettendo in relazione la dimensione più luminosa della prima Suite con quella più raccolta e drammatica della seconda.

Il tema dell’interpretazione è particolarmente importante per queste pagine di Bach. L’assenza di una documentazione autografa completa ha alimentato, soprattutto nel Novecento, un ampio dibattito sulle prassi esecutive: come affrontare il fraseggio, quale rapporto stabilire con il ritmo delle danze e come restituire la complessità musicale di composizioni affidate a un solo strumento.

L’esecuzione di Barutti si è inserita in questo orizzonte di ricerca, proponendo una lettura nella quale le singole danze possono essere ascoltate non soltanto come forme musicali, ma come espressioni di differenti stati d’animo.

Un solo violoncello, molteplici emozioni

La capacità del violoncello di suggerire una ricchezza sonora che sembra andare oltre i confini di un singolo strumento è stata una delle suggestioni emerse durante la presentazione. Le Suite di Bach, con la loro alternanza di movimento, intensità e raccoglimento, offrono infatti all’interprete la possibilità di costruire un discorso musicale articolato senza il sostegno di un ensemble.

L’immagine scelta per descrivere le due composizioni è quella di due dimensioni che si rincorrono da una stanza all’altra:l’incanto e la malinconia. Da una parte la luminosità e la serenità della Suite in Sol maggiore, dall’altra la tensione emotiva della Suite in Re minore.

È in questo dialogo che si è sviluppato il senso della matinée al Teatro delle Voci: un incontro con la musica di Bach che invita ad andare oltre la semplice successione delle note, per riconoscere nelle danze antiche un linguaggio ancora capace di parlare alla sensibilità contemporanea.