Questa cittadina di origini antichissime, è una perla tutta padovana. Nel’800 è stato rinvenuto un nucleo preistorico, ora sito Unesco, il “Laghetto della Costa”, sulle cui sponde era un insediamento palafitticolo che ha lasciato grande quantità di reperti antichissimi, della prima età del Bronzo.

Va detto anche che tremila anni fa,  qui si stanziarono gli antichi Eneti. Ne dà testimonianza la necropoli presente nell’area archeologica di Arquà, riconducibile al II secolo a.C., quando alla cultura dei Veneti antichi si univa l’influenza dei Celti e dei  Romani.                      

Il nucleo che diede origine al Borgo medioevale era collocato su di un’altura, su cui fu eretto un castello, se ne trova conferma in un documento del 985. Protetto dalla fortificazione, l’abitato dell’insediamento preistorico si sviluppò ulteriormente.

Del periodo Romano: l’imperatore Augusto inquadrò il territorio nella X Regio Venetia et Histria. Numerosi sono i reperti archeologici, tra cui monete imperiali e cippi funerari. Più di una località porta ancora il toponimo che si rifà alla dominazione di quel tempo.

Il suo nome traeva origine da Arquata montium (recinto, riparo dai monti), ma in seguito non poté non fare riferimento al grande poeta Francesco Petrarca, che qui volle trascorrere il resto della sua vita, a suo dire la parte migliore. Tanto per curiosità, gli abitanti si chiamano Arquatensi.

Fu possesso dei longobardi, nel ‘300 il nucleo abitativo fortificato serviva loro a difesa dai Barbari. Il centro giurisdizionale del signore di Padova , incaricato di provvedere alla difesa e di amministrare la giustizia era a Monselice, con Arquà città vicaria. La sua fortificazione era la più importante del territorio euganeo. Erano mille i fanti, e duecento armigeri a cavallo, che la regione disponeva per porre al servizio dell’esercito di Padova. Nella loggia tuttora visibile si svolgevano le assemblee, i cui delegati vi giungevano al richiamo della campana.

Nel ‘200 l’area diviene feudo dei Marchesi d’Este, che la governano fino al  1405, anno in cui tutto passa sotto il dominio della Serenissima. Oltre a conservare la vicarìa a cui facevano capo 21 villaggi tra cui Abano, Montegrotto, Galzignano, oggi conosciuti in tutto il mondo per le terme, Arquà aumenta il suo prestigio. La città infatti, per la forte potenza militare, e per la presenza del Petrarca, attira la nobiltà veneziana desiderosa di assumere un incarico nell’amministrazione in seno alla Serenissima. Importanti famiglie del patriziato veneziano come i Contarini, i Pisani, o dell’aristocrazia padovana come gli Zabarella, edificarono nobili dimore tuttora presenti, che resero ancor più bello il sito.

Con l’invasione da parte di Napoleone nel 1797, Arquà diminuì di autorevolezza; seguì il destino di Venezia, che negli undici secoli di governo della Serenissima aveva auto laute ricchezze, e il dominio sul Mediterraneo. Nel 1866, con l’annessione del Veneto all’Italia, Arquà divenne Comune, e poco dopo, al nome della città, si volle aggiungere quello del Petrarca.

Il poeta conobbe Arquà quando si trovava ad Abano, a far le terme per curarsi dalla scabbia. In seguito divenne canonico presso la collegiata di Monselice, ed ebbe in dono un appezzamento di terreno in quell’Arquà contornata di querce, faggi, frassini, noci, olivi, e viti. E anche una casa, di cui seguì personalmente il restauro, e dove, nel 1370, iniziò il “buen retiro”. In quell’ambiente il poeta ritrovò la pace dell’aretina Toscana che tanto aveva amato, pur avendone ricevuto qualche sgarbo.

Nella magica atmosfera di quei colli, è fuori dubbio uno dei luoghi che maggiormente si prestano ad una passeggiata rigenerante. Ma bella da vedere è anche la piazza, con il palazzo già Contarini del ‘400, e altro bel palazzo del ‘300. Da non perdere una visita alla  chiesa di S. Maria Assunta, di cui si hanno notizie certe dal 1026, e dove fa bella mostra una tela di Palma il Giovane. È qui che si celebrò il funerale del Petrarca, il sagrato ne ospita la maestosa tomba con  l’arca in marmo rosso, che prende spunto dai sarcofagi degli antichi romani. Nell’adiacente Oratorio è possibile vedere l’altare ligneo del ‘600, con le statue di S. Cristoforo e di S. Lucia, una rara acquasantiera del periodo romano, un pregevole quadro del Pellizzari, e una tela del ‘600 molto grande, raffigurante la città di Padova. Lì accanto, la Loggia dei Vicari del ‘200, dove venivano risolte le controversie, il cui tetto ha oggi moderne capriate in vetro, che rendono azzurri i raggi del sole, molto bello!

La duecentesca casa del Petrarca dotata di poche finestre, era in origine formata da due corpi, che lui stesso fece unificare, destinandone una parte alla servitù. Passò più volte di mano, nell’ovvio apporto dei vari possessori, ma già dall’800 è proprietà del Comune. Si può visitare, di particolare interesse lo studio con suppellettili originarie, e una curiosità: la mummia della sua gatta.

Il campanile, pur avendo subìto rifacimenti, conserva la forma originaria del XII secolo.

I dintorni non sono da meno. Uno per tutti, a c.ca 7 Km, Valsanzibio. Qui troviamo la splendida villa voluta dal nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo adiacente  al bellissimo storico Campo da Golf, che ho avuto l’opportunità di frequentare e apprezzare. La grandiosa villa ha il giardino del Bernini, che ha oltre 350 anni di storia, e che nel 2003 ha ricevuto il primo premio per “Il più bel giardino d’Italia”. Realizzato nel ‘600 su dieci ettari con 60 statue in pietra d’Istria, opera del Merengo, vanta straordinari percorsi di acque: ruscelli, cascate, laghetti, inseriti tra folta secolare alberatura, un labirinto di bosso, la Grotta dell’Eremita, e tante altre meraviglie.

Una chicca: Villa Centanin con il Museo di Pianoforti Antichi dedicato a Bartolomeo Cristofori. È Fondazione, intesa al restauro di musiche antiche da manoscritti, di fortepiani e pianoforti. Non va dimenticato che fu proprio il padovano Cristofori a regalare al mondo l’invenzione del pianoforte, al tempo chiamato forte-piano. Nella visita al museo si trovano pianoforti del ‘700 e ‘800, anche di forme inconsuete. Concerti si tengono nella vicina chiesa di S. Maria Assunta.

Come ti giri, in questo territorio trovi bellezza, a partire da quel dono della natura che sono  le terme, eccellenti, conosciute e frequentate da mezzo mondo.

E per finire, parliamo della giuggiola, tipico frutto di Arquà Petrarca. Può far sorridere, ma ogni anno, a celebrare il piccolo frutto, c’è un evento con figuranti in costume, tamburini, sbandieratori, che attira molti visitatori. Assaporarlo aiuta ad Immergersi nella atmosfera medievale del Borgo, quel borgo trecentesco, che sa conservare il suo sapore medievale, e che ha conquistato la bandiera arancione del Touring Club Italiano. Il tempo qui si è fermato, il fascino antico è rimasto inalterato. Vien detta, a ragione, la “Perla dei Colli Euganei”.                     Paolo Pilla

<Sarà pur vero, ipse dixit, che “quanto piace al mondo è breve sogno” e che “cosa bella mortal passa e non dura”. Che “la vita fugge e non s’arresta un’or e la morte vien dietro a gran giornate”>.